|
|
E' USCITO IL NUOVO
ROMANZO DI
CARMINE ABATE EDITO DA MONDADORI: "GLI ANNI
VELOCI"

__________________________________________________________________________
Nuovi incontri con Carmine Abate, agosto 2008:
Vaccarizzo, 7 agosto, ore 21.30,
reading con musica di Cataldo Perri
Guardia Piemontese, 8 agosto, ore 21.30, reading con musica di Cataldo
Perri
Letojanni, 9 agosto, ore 21.30
Torre Melissa, 12 agosto, ore 21.30, reading con musica di Cataldo Perri
Santa Severina, 13 agosto, ore 21.30, reading con musica di Cataldo
Perri
Cariati, 14 agosto, ore 21.30
Acquaformosa, 18 agosto, ore 21.30
__________________________________________________________________________
Carmine Abate è ospite a
Fahrenheit (rai radio 3)
nella settimana dal lunedì 26 al venerdì 30 maggio
Interverrà alle 17.30 con delle brevi
lettere che raccontano
di un suo recente viaggio in Calabria
È possibile riascoltare le
lettere nel sito
www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit
cliccando sulla prima pagina fahreblog di Carmine Abate
__________________________________________________________________________
|
Carmine Abate parteciperà a
due eventi
Fiera internazionale del libro di Torino
Giovedì 8 maggio ore 11:00
Comunicare l’identità
Spazio Autori Calligaris A
Intervengono: Carmine Abate, Brunamaria
Dallago Veneri, Valter Giuliano, Marco Viola.
Accompagnamento con musica ladina di Susy
Rottonara
Organizza: Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con la Provincia
di Torino
Sabato 10 maggio ore
16,00-17,30
Raccontare la Calabria
|
PRESENTAZIONE
ISTITUZIONALE |
|
Partecipano:
Carmine Abate, Domenico
Cersosimo, Vito Teti, , Mario Fortunato, Carmine Donzelli, Anna Rosa
Macrì e Giuseppe Fiorenza
|
Organizza:
Regione Calabria
|
|
Da "RAINEWS24", 27
febbraio 2008
Incontro con Carmine Abate su Rai News 24
|
|
Da "Il
Crotonese", 25-28 gennaio 2008
E il romanzo “Tra due mari” approderà negli USA in questi giorni
‘MOTO’ DA OSCAR
Abate conquisterà anche lettori americani
Comincia con numerose, importanti novità l’anno
nuovo per lo scrittore di Carfizzi Carmine Abate. In questi giorni uno dei suoi
romanzi più belli, “Tra due mari”, approda negli USA, tradotto dalla casa
editrice Europa Editions di New York. Ed è già recensito con entusiasmo da due
riviste letterarie prestigiose, Kirkus Reviews e Starred Rewiew, come un romanzo
“magico” e “pieno di fascino”.
Il romanzo più recente di Abate, “Il mosaico del tempo
grande” è uscito invece in Francia, e Le Novel Observateur del 10 gennaio l’ha
salutato come “il romanzo più complesso e più lirico di Abate, che possiede
un’emozione e un luminoso virtuosismo narrativo che donano a ciascuna delle sue
pagine una luce calda, fraterna e avvincente.”
Inoltre, a distanza di nove anni dalla prima, fortunata
pubblicazione per Fazi, esce il 5 febbraio una nuova edizione, per gli Oscar
Mondadori, de “La moto di Scanderbeg” (pp. 210, euro 8.80): un sorprendente
romanzo corale in cui si intrecciano storie d’amore, di impegno civile e di
spaesamento. Abate le narra con maestria, affidandole a voci possenti e
appassionate che si affollano attorno al protagonista, Giovanni Alessi. Sempre
in fuga dalla sua famiglia, dal suo paese in Calabria (la mitica Hora, in
provincia di Crotone), dai fantasmi del passato e da se stesso, Giovanni approda
in Germania sulle tracce dell’irrequieta e sensuale Claudia che ama fin da
ragazzo. A Colonia lavora dapprima come posapietre con uno zio, poi inizia a
collaborare alla radio italiana. E intanto, grazie soprattutto ai racconti
memorabili della madre (indimenticabili sono le pagine sull’eccidio di Melissa)
e alle suggestioni magiche di un misterioso ragazzino dagli occhi di calamita,
ripensa la sua storia e quella di suo padre Scanderbeg, affascinante leader
delle lotte contadine nell’Italia del dopoguerra, sempre in sella alla sua moto,
nel quale sembra rivivere il mitico condottiero dell’epopea albanese contro
l’impero ottomano.
«Metafora di ogni meridione del mondo – ha scritto il grande
scrittore Vincenzo Consolo – La moto di Scanderbeg è uno dei più felici esiti
narrativi di questi anni. E soprattutto un attualissimo romanzo sullo
smarrimento della nostra identità e sulla necessità del recupero della memoria».
|
|
Giovedì 29 novembre, San Giuliano Milanese,
ore 21
Sala Previato Spazio Cultura, P.zza della Vittoria – 2
Incontro con Carmine Abate, Il mosaico del tempo grande (Mondadori).
Reading sul tema “Ho infine tante radici assai”
Moderatrice Anna Di Sapio
Commento musicale Francesco Mazza - Lucio Bardi
(chitarre)
ingresso libero
info: 0298229824
|
CARMINE ABATE VINCE UN NUOVO PREMIO LETTERARIO
(ANSA) - SIDERNO (REGGIO CALABRIA), 13 NOV - 'Carmine Abate
con il romanzo 'Il mosaico del tempo grande', edito da Mondadori, si e'
aggiudicato la quarta edizione del Premio letterario Citta' di Siderno 'Armando
La Torre' per la narrativa, prevalendo su ben 165 concorrenti'. Lo rende noto un
comunicato.
'La giuria - prosegue la nota - ha scelto il libro di Abate con la seguente
motivazione: 'Per l'interpretazione delle generazioni, e per il senso di
straniamento che l'autore prova assieme ai suoi eroi, i quali, pur nel mutare
delle vicende umane, rimangono come indissolubilmente legati ad una storia,
quella della gente arbereshe, in un luogo che rappresenta i molti luoghi, della
memoria e della storia e del presente. Le vicende di un popolo che pare
perdente, le sue contraddizioni, le sue aspirazioni si trasformano in una epopea
dai risvolti mitici. Ogni cosa puo' essere vista sotto la luce dell'universalita'.
Protagonista assoluto e' il tempo, che si dipana attraverso un mosaico dai
tasselli variopinti e polisemici, magistralmente costruito'.
'Sul tema dell'universalita' - aggiunge il comunicato - della storia raccontata
da Abate e' poi intervenuto il presidente della giuria, Domenico Cusato dell'Universita'
di Catania, che ha anche sottolineato lo stile originale e a tratti altamente
lirico della narrazione e il suo avvincente sviluppo che parte da un tempo
mitico per riallacciarsi abilmente all'epoca contemporanea'.
'Un po' storia d'amore, - ha detto Cusato - un po' romanzo giallo, l'opera ha
certamente un ampio respiro che delinea piu' che una saga, l'epopea di un
popolo. Il mosaico disegna, quasi con la distanza dello straniamento, una storia
che ci lascia con il fiato sospeso fino all'ultima pagina, cioe' solo al
completamento del mosaico stesso. Un grande romanzo di cui sentiremo parlare
anche in futuro e che sicuramente non passera' inosservato all'estero'.
'Con questo romanzo - conclude il comunicato - Carmine Abate ha gia' vinto il
premio Vittorini, il premio dei lettori, Biblioteche di Roma, ottenendo anche
due prestigiosi riconoscimenti al premio Cala di Volpe e al premio Dessi'. Un
libro che dopo tre edizioni rilegate, e' uscito quest'anno negli Oscar Mondadori
ed e' stato subito ristampato, mentre una delle piu' importanti case editrici
francesi, la Seuil, ne ha annunciato la traduzione per il prossimo gennaio'.(ANSA).
|
|
Da "Il
Popolano on line" |
|
Al Castello di Corigliano
|
mercoledì, 29 agosto
2007 21:47 |
|
“Festa del
Ritorno”
con Perri e Abate
Un appassionante dialogo tra
letteratura e musica al primo appuntamento della rassegna “Castellaria”
di Assunta SCORPINITI
|
CORIGLIANO
– E’ stata “Festa del ritorno” e festa di armoniosa
corrispondenza tra letteratura e musica, al Castello di
Corigliano Calabro, lo scorso 26 agosto, con due “grandi” della
cultura della nostra terra: il celebre scrittore arbereshe,
Carmine Abate, amatissimo dal pubblico e dalla critica italiana
e di vari Paesi d’Europa, e il noto etnomusicologo e autore di
opere musicali Cataldo Perri.
Continua, infatti, a svilupparsi con interessanti espressioni,
il loro incontro, divenuto grande amicizia, sulla strada
parallela di una ricerca appassionata nella storia, la cultura e
la società calabrese tradotta, poi, nelle forme e nei contenuti
delle rispettive opere. |
 |
Entrambi, infatti, hanno attinto al lungo periodo di
invasioni turchesche, che Abate ha trasportato nel suo ultimo romanzo
“Il mosaico del tempo grande” (Mondadori, 2006), con il racconto della
fuga e l’insediamento in Calabria del popolo arbereshe, mentre Perri ne
ha fatto il tema conduttore del suo primo musical intitolato “Laura e il
sultano”, rappresentato con successo in importanti teatri italiani ed
esteri. Allo stesso modo, hanno affrontato il tema dell’emigrazione: il
musicista nello spettacolo “Bastimenti”, in cui, ispirandosi alla
vicenda del nonno materno, ha cantato l’epopea degli sconfitti nelle
lontane Americhe, e lo scrittore narrando dell’intenso rapporto tra un
piccolo figlio di Calabria e suo padre emigrato in Francia, nel
pluripremiato romanzo “La festa del ritorno” (Mondadori, 2004) che ha
dato il titolo all’interessante esperimento artistico di musica e
lettura, realizzato e proposto dai due autori in varie località
italiane.
|
Un
dialogo tra due espressioni e due mondi, dunque, risuonato, per
la gioia di un pubblico attento ed entusiasta, anche nel
Piazzale delle Armi del maniero costruito da Roberto il
Guiscardo, in uno scenario che lo spettacolo della Torre Mastio
proiettata nel cielo d’agosto ha reso particolarmente
suggestivo.
Ad avviarlo è stato Cataldo Perri, guidando con i versi delle
sue canzoni e il suono della chitarra battente la sua band di
eccellenti musicisti (Carlo Cimino al contrabbasso, Piero
Gallina al violino, Enzo Naccarato alla fisarmonica, Checco
Pallone alle percussioni, Nicola Pisani al sax), arricchita
dalla bellissima voce della sorella Filomena; il gruppo ha
eseguito brani tratti da "Rotte Saracene" (edizioni Raitrade) e
"Bastimenti” (edizioni Squilibri), in una sorta di viaggio
musicale tra note e atmosfere mediterranee ed argentine
contaminate da sonorità arabe, ispaniche, greche, turche, |
e con ampie escursioni nel nostro patrimonio di
cultura popolare, culminate nel ritmo trascinante della celeberrima
“Tarantella di Cariati”, composta da Perri e divenuta tale grazie ad un
fortunato spot pubblicitario trasmesso sulle reti televisive nazionali.
Il percorso musicale ha fatto da colonna sonora agli interventi di
Carmine Abate, che ha letto brani significativi del suo romanzo “La
festa del ritorno" con un’intensità di voce e d’interpretazione tale da
far vivere, quasi, dinnanzi al pubblico presente, formato, tra l’altro,
da estimatori dello scrittore giunti da vari centri del comprensorio, la
storia dei protagonisti: il piccolo Marco, la sorella Elisa, il padre
emigrato, il cane Spertìna… ; una storia sospesa nella distanza tra due
luoghi (il paese immaginario di nome Hora e la “Fròncia”, come in
dialetto arbreshe è detta la Francia) e tutta infarcita del “sentimento”
del padre vissuto tra assenza e ritorni.
La manifestazione, realizzata con il patrocinio dell’Amministrazione
Comunale di Corigliano e con il supporto tecnico di Pasquale Ascione e
quello logistico degli operatori della cooperativa Sinergie coordinati
dal presidente Mario Amica, rientra nel progetto nazionale “Giovanilibri”,
promosso dal Ministero delle Politiche giovanili; inoltre, costituisce
il primo appuntamento di “Castellaria”, la rassegna di spettacoli curata
da Antonio Panzarella e voluta dalla Regione Calabria per promuovere il
sistema dei castelli calabresi attraverso una serie di eventi di
carattere culturale finalizzati “a prolungare le occasioni di
divertimento estivo per cittadini e residenti”.
A.S.

___________________
Nelle foto di Nicodemo Misiti:
1 Carmine Abate impegnato nella lettura di brani tratti dal volume “La
festa del ritorno”.
2 Cataldo Perri alla chitarra
3 Il gruppo di musicisti con la cantante Filomena Perri
4 Un momento dello spettacolo
|
|
|
L’Unità,
27.12.2006
Gli emigranti? Giocolieri delle lingue
UNA RICERCA dello scrittore Carmine Abate e della
sociologa Meike Behrmann sull’emigrazione degli italiani in Germania di
vent’anni fa ci racconta come è cambiata la figura del migrante e quale ruolo
può svolgere oggi.
di Roberto Carnero
È arrivato in Germania a sedici anni. Da allora, fino a tutto
il periodo universitario, ha lavorato ogni estate in fabbrica o nei cantieri
stradali con suo padre, che viveva ad Amburgo da quando lui era un bambino. Dopo
la laurea, ha insegnato italiano, dapprima come supplente, ai figli dei nostri
connazionali in diverse città della Germania (Bielefeld, Amburgo, Brema, Lubecca,
Bremenhafen...) e infine per sei anni di fila a Colonia. Dunque ha vissuto sulla
sua pelle i tipici problemi degli emigrati, dalle difficoltà d’integrazione e di
apprendimento di una lingua straniera al razzismo. Poi, con il tempo, è stato in
grado di cogliere anche gli aspetti positivi di quell’esperienza:
l’arricchimento culturale, il vivere tra due mondi, il contatto tra le culture e
il superamento dei pregiudizi, il parlare più lingue…
Probabilmente è proprio da lì, dalla condizione di emigrato ripensata e filtrata
alla luce di una più profonda sensibilità culturale, che Carmine Abate è
diventato scrittore. Prima pubblicato da piccoli editori, negli ultimi anni, con
il passaggio a Mondadori, si è fatto conoscere a un pubblico più ampio, ha
ottenuto prestigiosi riconoscimenti ed è tradotto e apprezzato in diverse
lingue. Tra i suoi libri ricordiamo Il ballo tondo, La moto di Scanderbeg,
Tra due mari, La festa del ritorno, Il mosaico del tempo grande e Il muro
dei muri, la raccolta di racconti con cui aveva esordito nel 1984 in
Germania e che è stata da poco ripubblicata negli “Oscar” Mondadori.
Ora torna sugli scaffali, per i tipi di Ilisso Rubbettino, I germanesi
(pp. 240, euro 5,90), un libro di una ventina di anni fa che non è un’opera
narrativa, bensì un’inchiesta sociologica, condotta da Abate insieme con la
sociologa tedesca Meike Behrmann, sulla migrazione degli Italiani in Germania,
attraverso il caso specifico di Carfizzi, il paesino calabrese (sede di
un’importante comunità arbëreshe, gli Albanesi trapiantati in Italia nel XV
secolo) di cui lo stesso Carmine Abate è originario. Un libro che può essere
molto interessante leggere oggi, sia per misurare come è cambiata, nel
frattempo, la situazione degli emigrati italiani oltr’Alpe, sia per individuare,
lì, le radici del lavoro letterario di Abate.
Abate, da dove è nata la decisione di condurre questa indagine
sull’emigrazione in Germania da Carfizzi?
“Dall’insoddisfazione nei confronti degli studi sull’emigrazione e sul Sud, che
procedevano per semplificazioni e generalizzazioni superficiali, basandosi
soprattutto sui soliti dati numerici e su teorie astratte. Noi, al contrario,
volevamo mettere in primo piano le persone e i loro problemi”.
Quali obiettivi si prefiggeva il lavoro?
“Analizzare un microcosmo sociale, il mio paese d’origine, sotto l’impatto
dell’emigrazione, per seguirne da vicino il processo di continua trasformazione
e per abbattere i luoghi comuni più radicati, come ad esempio la presunta
omogeneità del Mezzogiorno o l’immagine tradizionale dell’emigrato”.
In che modo ha collaborato con la sociologa tedesca Meike Behrmann?
“L’impostazione del progetto, l’idea originale e la stessa analisi sociologica
sono state di Meike, che allora era allieva del grande Norbert Elias. Io ho
messo a disposizione il mio sguardo interno alla comunità, che ci ha consentito
di penetrare nei meandri più profondi e più segreti della storia e della vita
del paese; lei, grazie al suo sguardo esterno e più distaccato, più obiettivo,
ha evitato l’analisi troppo emotiva e il rischio della sterile denuncia. Questo
doppio sguardo, l’aver saputo coniugare il punto di vista esterno e interno, per
analizzare un microcosmo in cui si rispecchia il macrocosmo, è piaciuto molto ad
Elias che lo ha sottolineato nella postfazione al volume”.
Che metodo avete seguito?
“Trattandosi di una ricerca empirica, abbiamo puntato sul contatto stretto con
le persone, a Carfizzi e in Germania, privilegiando soprattutto l’osservazione
partecipante e le interviste narrative. In questa ottica, i germanesi sono
diventati cuore e voce della ricerca, che è durata ben quattro anni”.
Che legame c’è tra questo suo lavoro di ricerca e la produzione letteraria
vera e propria?
“Questo lavoro è alla base di gran parte della mia narrativa. In primo luogo
perché mi ha fatto acquisire quello sguardo plurimo che mi aiuta a evitare la
retorica e il vittimismo, rischi che si corrono quando si racconta l’emigrazione
o la minoranza arbëreshe a cui appartengo. E poi soprattutto le oltre cento
interviste sono state e sono ancora un’inesauribile fonte di spunti narrativi e
di personaggi”.
In particolare, che rapporto c’è tra I germanesi e Il muro dei muri?
“Un rapporto strettissimo: è come se Il muro dei muri fosse la trasposizione
letteraria de I germanesi, la prosecuzione delle loro storie in tempi più
recenti. Infatti i protagonisti dei racconti sono emigrati italiani in Germania,
spesso giovani, che vivono storie dure, ma anche affascinanti e avvincenti.
Personaggi in bilico tra due mondi, ibridi come la lingua che parlano, il
germanese, un miscuglio di italiano, dialetto, tedesco o parole tedesche
italianizzate”.
A vent’anni dall’uscita dei “Germanesi”, qual è oggi l’attualità del libro?
“Purtroppo dalla Calabria si continua a emigrare, anche se oggi l’emigrazione
non è più massiccia perché i paesi dell’interno, come il mio, si ritrovano ormai
quasi spopolati (come del resto avevamo previsto nelle ultime pagine del libro).
Inoltre la Germania non è al momento ambita dagli emigrati perché anche lì la
disoccupazione è altissima. Resta però inalterato il complesso rapporto dei
germanesi con il loro paese di origine. Di grande attualità è poi l’immagine
nuova dell’emigrato che emerge dalla nostra ricerca, un emigrato che, per dirla
con il sociologo Ulrich Beck, ‘è il funambolo delle culture e giocoliere delle
varie lingue e modi di vita’. Insomma, un mediatore di culture, un personaggio
complesso e intraprendente, come risulta dal nostro libro e come è nella realtà
multiculturale dell’Europa di oggi”.
A cosa sta lavorando attualmente?
“A un piccolo libro di testi brevi, per lo più reportage di rapidi viaggi,
nell’attesa che faccia capolino una bella immagine da cui partire per il
prossimo romanzo”.
|
|
Intervista apparsa su "Il
giorno" del 30 Aprile 2007
DOVE PARLANO ARBERESH
Si chiama Carfizzi ma sembra Macondo
I transfughi e gli emigranti di Carmine Abate. L'epopea degli avi albanesi
venuti in Italia nel Quattrocento per sfuggire ai turchi
Carfizzi è uno di quei borghi fondati in Italia dai
profughi dell’antica Albania fuggiti nel Quattrocento davanti all’avanzata dei
turchi. Da qui, tra le colline del Crotonese, un bel giorno un ragazzino di nome
Carmine Abate parte per andare in Germania. Giovanissimo emigrante parla l’arberesh
(la lingua dei lontani progenitori) e l’italiano imparato a scuola. Ha appena 16
anni. A 30 già pubblica, addirittura in tedesco, il suo primo libro di racconti,
"Il muro dei muri", e sempre in tedesco l’inchiesta "I Germanesi".
Oggi Abate, che di anni ne ha 52, è un autore affermato con un irresistibile
gusto nel raccontare e una scrittura ricca di vita vissuta in un italiano molto
speciale, spolverato di parole misteriose, che, come la voce di un cantastorie,
risuona tra contemporaneità e mondi arcaici. Cinque romanzi, tradotti e
pluripremiati, attorno all’epopea degli emigranti e al leggendario passato della
piccola patria Carfizzi, che sulla pagina è diventata Hora (in arberesh
significa Paese), ormai una sorta di Macondo italiana da cui tutto parte e in
cui tutto ritorna. Da alcuni anni l’autore vive con la famiglia a Besenello (TN)
dove fa l’insegnante.
Carmine Abate, il suo è un nome italiano classico del Sud. Ma il suo antenato di
cinquecento anni fa come si chiamava?
«Piacerebbe anche a me saperlo, purtroppo i documenti sopravvissuti partono dal
1800. Però ogni tanto in qualche archivio trovo tracce di nomi arberesh, come
Dramis, Basta, Varipapa. In futuro chissà».
Quando ha scoperto di aver un passato così remoto?
«Il primo giorno in prima elementare, quando la maestra ci ha accolti e salutati
in italiano, lingua che non capivamo perché noi eravamo cresciuti parlando
arberesh».
Tutti i bambini di Carfizzi parlano arberesh?
«Tutti anche oggi. Ricordo che allora doveva esserci l’interprete, nel mio caso
era una ragazza di quinta che nel frattempo aveva imparato l’italiano. Adesso
non ce n’è più bisogno. L’italiano si impara all’asilo e ascoltando la
televisione».
A casa poi chi le ha spiegato il mistero?
«La nonna, ma a modo suo, cantandomi le antiche rapsodie popolari tramandate di
generazione in generazione».
Per esempio?
«Quella dell’eroe Scanderbeg sul letto di morte che dice al figlio: prendi tua
madre e tre galee e fuggi da qui altrimenti il turco ucciderà te e farà
prigioniera tua madre».
Sono stati questi antichi canti ad accendere la sua vena di scrittore?
«No, è stato l’incontro con l’emigrazione. Mi sono messo a scrivere, anzi ho
sentito davvero l’urgenza di farlo, proprio dopo aver scoperto che cosa
significava essere emigranti».
Perché, come se li immaginava?
«Quando sono andato in Germania avevo appena 16 anni e fino a quel momento avevo
ascoltato i racconti di mio padre e degli altri nei loro brevi ritorni al paese.
Ma nella mia testa di ragazzino quelle storie di sacrifici e privazioni mi
sembravano avventure emozionanti. Insomma le avevo parecchio mitizzate».
In quale città è arrivato la prima volta?
«Ad Amburgo dove mio padre lavorava nei cantieri stradali».
Carfizzi-Amburgo con chi?
«Da solo».
A 16 anni e con un po’ di paura?
«No, non ho avuto paura. Ho preso il treno a Crotone e dopo un giorno e due
notti sono arrivato, senza sbagliare o perdere una coincidenza».
Come ricorda la scoperta del nuovo mondo?
«Con la fabbrica di cetrioli sott’aceto dove ho lavorato per tutta l’estate.
Tornavo a casa distrutto, ma orgoglioso di me e della paga che ricevevo».
Dove tornava, da suo padre?
«No, mio padre abitava negli alloggi del cantiere. Io ero ospitato da una
famiglia di zii».
E con la lingua?
«Le poche parole necessarie per la fabbrica. Bisognava lavorare non fare
conversazione. Da allora sono andato, ogni estate, fino alla laurea. E dopo ho
insegnato nelle scuole degli italiani, a Colonia, Bielefeld, Amburgo, Brema,
Lubecca».
A Lubecca avrà respirato anche le atmosfere di Thomas Mann?
«Sfortunatamente in quel periodo avevo altri problemi. Thomas Mann e la cultura
tedesca li ho scoperti dopo».
Chi sono i germanesi che danno il titolo al suo secondo libro?
«E’ un libro che mi è caro, ha avuto gli elogi e la prefazione di Norbert Elias
ed è frutto di una ricerca sull’emigrazione compiuta insieme a Meike Berhmann
che poi è diventata mia moglie. I germanesi sono i lavoratori italiani che
vivono una specie di vita capovolta, con i piedi al Nord e la testa al Sud, e
che parlano una lingua ibrida fatta di italiano, tedesco e dialetti vari».
Perché si è poi stabilito in Trentino?
«Perché il paese di Besenello è circa a metà strada tra Carfizzi e Amburgo».
Dai 16 anni trasferimenti continui. Come lo spiega?
«Con la mancanza di lavoro e forse anche col Dna dell’emigrante trasmessoci da
qualcuno dei nostri antenati».
Lei vive immerso nel multilinguismo, italiano, tedesco arberesh...
«...e anche francese, calabrese, germanese e ora trentino».
Ma in quale lingua pensa nella vita quotidiana?
«Penso in arberesh, la lingua del cuore, segue una immediata traduzione
simultanea in italiano, la lingua del pane».
E quando scrive un romanzo?
«Lo stesso. In quel caso però ci sono parole che si impigliano nella pagina.
Arberesh, germanesi, calabresi o altro, alcune sono proprio un’esca perché
evocano storie inattese che a volte mi costringono ad imboccare strade narrative
diverse da quelle che avevo progettato»
Lei sembra l’esempio vivente della Babele europea.
«Ma no, perché dice Babele?».
Perché ci sono ventitré lingue diverse.
«Eppure si può essere europei e conservare la propria cultura. Basta non
chiudersi».
Lo dicono in tanti, ma sembra una frase fatta.
«Invece proprio la vicenda della nostra minoranza è un buon esempio. Fin dai più
lontani secoli abbiamo avuto scambi e aperture di ogni genere, compresi i
matrimoni misti. Se ci fossimo barricati nella comunità oggi saremmo o scomparsi
o una riserva indiana. Invece ci siamo ancora, europei e italiani ma con la
nostra particolarità».
Carlo Donati
|
|
Carmine Abate: gli Incontri di maggio
Monfalcone, venerdì 4 maggio alle ore 14.30: Carmine
Abate incontra gli studenti del Liceo Scientifico Statale "Buonarroti" per
parlare del suo ultimo romanzo "Il mosaico del tempo grande". L'iniziativa
rientra nel progetto didattico "Laboratorio multiculturale-Percorsi del
convivere" coordinato dal prof.Michele Gangale.
Trieste, Venerdì 4 maggio alle ore 18.00 presso la
Libreria Minerva (via S. Nicolò,20) incontro con Carmine Abate organizzato dal
Gruppo-Skupina 85 e dal Circolo di cultura istro-veneta "Istria" di Trieste.
L'iniziativa è coordinata dalla dott.ssa Patrizia Vascotto.
Carmine Abate alla FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI
TORINO
Lingotto Fiere, 10/14 maggio 2007
-----------------------------------------------------------
venerdi’ 11 maggio
Letterature a sud
Due scritture a confronto: Carmine Abate e Giulio Angioni
Intervengono: gli scrittori Carmine Abate e Giulio Angioni. Coordina Aldo Maria
Morace, Università di Sassari. (a cura di Ilisso)
ore 17,30 - Pad. 2 Stand Regione Sardegna H44-J43
---------------------------------------------------------------------
sabato 12 maggio
Raccontare i luoghi: la Calabria.
con Carmine Abate, scrittore (Tra due mari e Il mosaico del tempo grandi, PBO
Mondadori) e Vito Teti, antropologo (Il senso dei luoghi, Donzelli) ore 16,
Spazio Regione Calabria
-----------------------------------------------------------
sabato, 12 maggio
Scrittori di confine: la riscoperta delle minoranze linguistiche
Intervengono: Carmine Abate, scrittore Arbëresh a Trento Valter Giuliano,
Assessore alla Cultura Provincia di Torino Marco Viola, Dirigente Servizio
Minoranze Linguistiche Provincia di Trento, Franc Bronzat, scrittore e poeta
delle valli occitane; Marco Rey, scrittore delle valli francoprovenzali ore
20.30, CAFFé LETTERARIO
-----------------------------------------------
Colonia (Germania) Venerdì 18 maggio – ore 19.30
Istituto Italiano di Cultura – Universitaetstrasse, 81
“La valigia dello scrittore”
conversazione con Carmine Abate, scrittore
ROMA, 24 maggio: c/o La Locanda Atlantide - Via dei
Lucani 22B - dalle 21.30 APERITIVOLOCANDA – INCONTRO con CARMINE ABATE che
leggerà brani dai suoi libri accompagnato dal chitarrista Giorgio MAZZONE.
FOLIGNO, 25 maggio, ore 11: presentazione “Il mosaico
del tempo grande” di Carmine Abate. Distretto scolastico n. 7 Auditorium
comunale
BOLOGNA, 25 maggio ore 18 presentazione “Il muro dei
muri” e “Il mosaico del tempo grande” di Carmine Abate alla libreria e.coop al
Centro commerciale officine Minganti, via della Liberazione angolo via
Ferrarese. Presenta il prof. Fulvio Pezzarossa
Bologna, 26 maggio ore 9.30-12.30 Aula Forti,
Dipartimento di Italianistica, via Zamboni 32, Bologna. Laboratorio di scrittura
creativa interculturale con Carmine Abate e Paolo Nori.
Palermo, 31 maggio: ore 21 Parco Tomasi di Lampedusa
Incontro con Carmine Abate sul tema "Raccontare il sud". Organizzano
L’associazione “Gli Amici di Oblomov” e la Libreria Modus Vivendi
.
Palermo, 1 giugno, ore 10. Seminario sul Mosaico del
tempo grande, Facoltà di lettere e filosofia. Coordina la prof. Domenica Perrone
|
|
I 5 Oscar di Carmine Abate in promozione Mondadori (30% fino al 15 aprile)
C'E' SEMPRE UN OSCAR CHE FA PER TE al 30% di sconto:
La festa del ritorno
Tra due mari
Il ballo tondo
Il muro dei muri
Il mosaico del tempo grande
Grande campagna promozionale Mondadori
Dal 10 marzo al 15 aprile scegli in libreria tra i 5 romanzi di Carmine Abate
in catalogo negli Oscar Mondadori.
Avrai il 30% di sconto!!!
|
|
Esce negli Oscar Mondadori IL MOSAICO DEL TEMPO GRANDE di
Carmine Abate
Il romanzo,
vincitore del Premio Vittorini e del Premio dei Lettori Biblioteche di Roma,
inizia in una calda estate del nuovo millennio quando nella piazza
assolata di Hora, paese della Calabria fondato secoli fa da esuli albanesi, si
ferma un autobus e ne scende una splendida ragazza bionda con un bimbo fra le
braccia. Ad assistere al suo arrivo c’è Michele, un giovane fresco di laurea che
sta trascorrendo l’ultima estate al paese, prima di emigrare al Nord in cerca di
un lavoro. E proprio Michele, grazie alla curiosità inesausta per le storie
della sua gente, scoprirà il segreto di Laura Damis, la bionda sconosciuta, e
del bambino che porta con sé. Nella cornice di questa memorabile estate
mediterranea, Carmine Abate compone un emozionante “mosaico” utilizzando tessere
di smagliante vividezza e una lingua che, in un singolare esempio di
plurilinguismo, non rinuncia mai al gusto del raccontare. Così, l’iniziazione di
un giovane all’amore e alla vita s’intreccia con una vicenda tesa e avvincente
come un giallo e con l’epopea degli antenati: una storia lunga di passioni, di
sangue, di ossessioni che passano intatte attraverso il “tempo grande” dei
popoli e delle generazioni.
Carmine
Abate,
IL MOSAICO
DEL TEMPO GRANDE,
Piccola
Biblioteca Oscar Mondadori 2007, pp.240, Euro 8,40
Alcuni giudizi:
“Un intenso, suggestivo romanzo,
scritto con maestria e controvento”, Roberto Barbolini, Panorama
“Probabilmente è il romanzo
della sua maturità: in Il mosaico del tempo grande Carmine Abate dà
sfoggio di una completa padronanza delle tecniche narrative… Disseminando la
narrazione di elementi topici (l’oro perduto del paese, il pugnale di Scanderbeg)
l’autore instilla nel lettore alcune attese… Prima con i modi del romanzo
storico e d’amore, poi con la struttura del giallo, Abate affabula il lettore,
lo strega con quella malìa dell’intreccio che è propria dei narratori puri.”
Il Mattino, Guido Caserza
Uno scrittore di luce
piena… La storia di cinque generazioni, sempre salvate dall’amore delle loro
donne… un miracoloso equilibrio linguistico… Lezione di attualità per un’Europa
dimentica di sé e, per questo, terrorizzata dall’Altro. Paolo Pegoraro, Letture
“La nuova storia di Carmine
Abate non tradisce il lettore, anzi conferma che questo narratore è uno dei
migliori scrittori italiani della sua generazione… uno scrittore che lavora in
profondità, dove la fondazione e l’invenzione del mito serve a spiegare i fatti
e i comportamenti di oggi, della nostra quotidianità”.
ItaliaOggi, Guido Conti
“Con Carmine Abate l'anno
editoriale si apre con un'opera di letteratura vera, di un genere che coinvolge
i lettori … Il piacere del leggere e dello scrivere trova un protagonista
collaudato e duraturo”.
Stilos, Domenico Cacopardo
“Abate racconta soltanto, ma dal
suo racconto emerge la peculiarità di un mondo assolutamente originale. … Abate,
con questo suo nuovo romanzo, continua a scandagliare nella sua identità, ma il
suo sguardo va ben oltre, cioè nelle pieghe di una intera comunità. … Il romanzo
è anche una bella storia d'amore tra un discendente di Damis e Laura. E in mezzo
c'è il ricordo del passato, i gommoni del presente, e le avventure di una
comunità...” Giuseppe Bonura, Avvenire
“Scrittore che concentra
molto la sua attenzione sul linguaggio più che sull’azione narrativa, Abate
fornisce la sua migliore prova letteraria, in bilico fra nostalgia e fallimento,
fra immigrazione e identità vanamente perseguita.”
Walter Mauro, Il Tempo
“E’ un romanzo molto bello e
seducente, caldo. Anzi, caldissimo, e ne senti le vampate appena ti avvicini ai
personaggi. … Il libro è scritto con grande sapienza, linguaggio ricercato,
costruito in modo preciso. Ricorda un edificio forse non molto avveniristico ma
solido e dalle forme sinuose, immerso nella luce della giornata che finisce, le
finestre che si accendono e spengono in modo misterioso, in forme inaspettate,
dando la netta sensazione che all’interno si svolgano vite reali, lontane dallo
spettacolo artificiale e mediatico che molte narrazioni di oggi esaltano troppo
spesso… un “realismo magico” alla Marquez che intreccia con grande abilità e
sentimento i destini dei singoli personaggi con quelli di una comunità sempre
presente, sopra e sotto, tutto intorno. Una capacità che Abate manipola senza
retorica e con originale tessitura, strappando al lettore complici emozioni.”
Luca Coser, Corriere del
Trentino
“Un bellissimo libro, che si legge tutto d’un
fiato. Un po’ romanzo di formazione, arricchito dalle tinte del romanzo storico
e del giallo, l’ultimo libro di Abate è in realtà una grande composizione di
storie tramandate da generazioni…”
Arturo Zilli, Corriere
dell’Alto Adige
|
|
L’Adige, 11 dicembre 2006, pag. 6
I lettori premiano Carmine Abate
Roma - È stato assegnato a «Il mosaico del tempo grande» (Mondadori
2006) di Carmine Abate il prestigioso «Premio dei lettori», sezione narrativa,
organizzato dalle biblioteche di Roma. Alle sue spalle si sono piazzati Melania
Mazzucco con «Un giorno perfetto» (Rizzoli) e Marco Santagata con «L'amore in
sé» (Guanda). La cerimonia di premiazione si è svolta a Roma al Palazzo dei
Congressi, nell'ambito della Fiera «Più libri più liberi». Presentando il
vincitore, la madrina della serata Paola Saluzzi ha detto che «Nel Mosaico del
tempo grande, che è storia d'amore sensuale, romanzo storico e noir insieme,
Abate porta a compimento la sua opera di fusione dei linguaggi e delle culture
italiana, arberesh e calabrese già iniziata qualche romanzo fa, regalando al
lettore un insieme difficilmente definibile ma irresistibilmente fascinoso». Nel
corso della serata, sono stati premiati anche Wole Soyinka, lo scrittore
nigeriano premio Nobel, vincitore della Sezione Internazionale, e Benedetta
Craveri, vincitrice della Saggistica con «Amanti e regine» (Adelphi). Il Premio
Biblioteche di Roma è espressione diretta dei lettori (450), riuniti in 22
circoli di lettura. «Un premio fuori dalle lobby», ha detto la Presidente del
Premio Paola Gaglianone, «capace quindi, di rappresentare le linee di tendenza
di un pubblico molto ampio».
11/12/2006
--------------------------------------------------------------
|
|
Carmine Abate finalista al prestigioso
“Premio Biblioteche di Roma” con
“Il mosaico del tempo grande”
Gli altri due autori finalisti sono Melania Mazzucco e
Marco Santagata. A dicembre una giuria di circa 500 lettori decreterà il
supervincitore. Recentemente Abate ha incontrato i lettori presso la Biblioteca
Flaminia.
di Livia Bidoli
L’incontro con Carmine Abate è stato straordinario: la
partecipazione dei lettori è stata calda e appassionata e
le domande si sono susseguite l’una dietro l’altra, a volte
incatenandosi fra di loro nei punti fermi che hanno colpito tutti i
lettori.
Fin dall’inizio è nato un dibattito con l’autore intorno all’arberesh,
la lingua italo-albanese parlata da una
minoranza in Calabria che intesse l’albanese antico con il
dialetto del luogo, rappresentando il correlativo oggettivo
delle origini, come direbbe T. S. Eliot. La
ricerca dell’identità passa infatti attraverso la lingua,
un sostrato di parole che racconta la storia come i valori di una
comunità. Una storia che si tinge di realismo magico, secondo una
lettrice, che “disseppellisce
la memoria”. Abate, emigrato giovanissimo
in Germania, vive ora a Trento, dove insegna italiano,
risponde alla lettrice:”Ogni volta che inizio a narrare una
storia mi chiedo
le origini dei miei personaggi,
l’asse parentale, dove vivevano e cosa facevano. Ecco, in questo caso vi
è il recupero della storia degli arberesh, oggi 100.000 in Italia e che
spesso incontro alle presentazioni dei miei libri con immensa gioia”.
Il primo libro di Abate è stato pubblicato in
Germania, “Il muro dei
muri” (ora Mondadori, 2006), una
raccolta di racconti, Abate ce ne parla: “quel libro
l’ho scritto per
abbattere le generalizzazioni, fonte di
discriminazione, ed in quel periodo ho
cominciato a raccontare ai miei figli le favole in lingua arberesh”.
Giovannella Rossi, lettrice del Circolo Flaminia, rileva come
il vento sia un topos fondamentale del libro di Abate, e
che come un’ombra aleggia su tutto, uno spirito
ed una presenza continua. Abate spiega che, “come il pittore di
paesaggi Azzinari, anche lui arberesh, dipinge sempre il vento perché
rappresenta la
forza motrice che trasforma e dona
un’aura particolare a tutto ciò che tocca, come un manto iridato”.
Ad Annalaura, un’altra lettrice del Circolo Flaminia, che chiede invece
come mai la bella ragazza bionda è così perfetta, invece risponde: “La
ragazza è vista cogli occhi del ragazzo, è lui che la vede così bella.
E’ una straniera che non si mette mai veramente in gioco, che però io ho
immaginato così, esattamente come la racconto.”
Un libro che attira la lettura di altri arberesh, uno dei
quali presente all’incontro, come dei liceali
a cui il libro è entrato profondamente nelle
corde, insinuandosi nella loro vita e modificandola nella
sua essenza. Un’epos giustificato dalla
narrazione quasi corale, polifonica, che si abbatte
contro i muri pregiudiziali fabbricando un nuovo archetipo dalle radici
profondissime.
Questo romanzo Marino Sinibaldi l’ha suggerito
per questa sua forza evocativa di paesi lontani
e sconosciuti dove l’invenzione s’incrocia con la storia
e che l’autore, nelle sue stesse parole, ha costruito per
“addizione e non per sottrazione”.
Un libro narrato con lo sguardo di chi è partito per
ritornare, che è stato costretto alla migrazione per
un’ingiustizia cocente, e che ha conquistato quel “doppio
sguardo” di chi è riuscito a guardare di nuovo
la propria terra senza aggiungere la retorica al proprio vissuto.
Il mosaico di tessere contro l’ideologia che
discrimina che costruisce un
tempo veramente grande, e costantemente
reale.
Livia Bidoli
Link al Blog del Premio:
http://blogs.dotnethell.it/premiobibroma/Post_7865.aspx
|